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venerdì 19 maggio 2006 |
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Roma
Auditorium, Parco della Musica - Teatro Studio - Viale Pietro de Coubertin
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inizio ore 18:30 |
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Per informazioni rivolgersi a:
FONDAZIONE SIGMA-TAU
Viale Shakespeare, 47
00144 Roma
Tel. 06-59.26.443-4-5 06-59.26.600
Fax: 06-59.26.441 |
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L'Arsenale di Galileo |
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L'Arsenale di Galileo - Il Cervello visivo |
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Semir Zeki ha progressivamente elaborato un approccio alla definizione della basi neurali delle esperienze estetiche che cerca di confrontare i risultati degli studi neurobiologici con le idee filosofiche e le concezioni personali degli artisti circa la natura del bello e dei giudizi estetici. Inoltre, negli ultimi anni diversi artisti sono stati incuriositi dal modo in cui il loro cervello funziona quando creano, e hanno cercato di utilizzare queste nuove conoscenze. Del resto, da sempre gli artisti si sono ispirati alla scienza e in alcuni casi hanno condotto essi stessi ricerche scientifiche. Per fare solo pochi nomi, si possono citare Leonardo, Piero della Francesca, Brunelleschi, Delacroix, Seurat, Duchamp, Proust, Musil, Mondrian, Valery.
Lo sfondo della riflessione neuroestetica di Zeki non è banale. I termini di riferimento teorici a cui Zeki guarda per definire naturalisticamente l’esperienza del bello sono Kant, Burke e Winckelmann. In modo particolare egli parte dalle premesse della Critica del giudizio, in quanto il suo approccio intende stabilire le condizioni implicate dall’esistenza del fenomeno (o della coscienza del fenomeno) della bellezza (o della sua assenza) e i presupposti che danno validità ai nostri giudizi estetici.
Per Zeki l’arte è un’attività umana e, come tutte le attività umane, inclusa la moralità, la legge e la religione, dipende da e obbedisce alle leggi del cervello. Per comprendere i fondamenti biologici dell’arte si devono investigare i fondamenti biologici della conoscenza, in quanto l’arte costituisce una forma di conoscenza. Anche se la neurobiologia non conosce nei dettagli le basi neurali delle leggi che regolano la creatività e prodotti artistici, così come i giudizi estetici, gli avanzamenti spettacolari nella nostra conoscenza del cervello visivo consentono di cominciare a formulare delle leggi neurali dell’arte e dell’estetica. Affrontando per esempio le figure di Dante, Michelangelo e Wagner in termini neurologici, Zeki dimostra che si possono tracciare le origini della loro arte a una fondamentale caratteristica del cervello: la capacità di formare concetti. Si tratta, per il neurofisiologo, di un sottoprodotto della capacità fondamentale del cervello di produrre astrazioni, che è poi la conseguenza della principale funzione del cervello, l’acquisizione di conoscenza.
Per quanto riguarda i casi di Dante, Michelangelo e Wagner si trattava di artisti dominati dalla passione per l’amore romantico, uno dei sentimenti più complessi e soverchianti. Infatti, non si tratta tanto di amore, ma dell’ideale dell’amore che ognuno ha creato nel proprio crevello. Nessuno dei tre trovò quell’ideale nella vita reale, e ognuno fu spinto in un modo diverso a creare opere d’arte in risposta a quella mancanza. Un artista può cercare di ricreare ideali più semplici, per esempio di uno scenario naturale o persino di una linea retta. Ma in ogni caso, la forza motivante viene dalla creazione di ideali e concetti da parte del cervello.
Per millenni, almeno da Platone in poi, i filosofi hanno parlato di questi ideali riferendoli alla mente. Per Zeki la mente è il cervello, e le neuroscienze stanno dimostrando che la formazione di ideali è necessaria e inevitabile sottoprodotto di un efficiente sistema di acquisizione della conoscenza. In questo quadro, l’arte allevia i costi, anche in termini di sofferenze, che comporta l’essere efficienti nell’acquisizione della conoscenza. Che non è una opzione, che è un imperativo.
In tal senso, basandosi soprattutto su ricerche condotte mediante le tecniche di neuroimaging, Zeki rileva l’esitenza di i correlati neurali del ‘bello’. Si tratta di complesse interazioni tra aree visive distinte e specializzate del cervello coinvolte nella percezione di differenti categorie di dipinti che vengono considerati belli, corteccia orbitofrontale che risulta è differenzialmente implicata nella percezione di stimoli piacevoli o spaventosi, indipendentemente dalla categoria del dipinto, e aree della corteccia motoria che vengono reclutate differenzialmente nella percezione degli stimoli che in quanto piacevoli o spaventosi.
Se tutte le arti visive obbediscono alle leggi del cervello visivo, sia per quanto riguarda la creazione, sia a livello dell’ esecuzione e della valutazione, e se le arti visive hanno una funzione generale che estende la funzione del cervello visivo che è quella di acquisire conoscenza, artisti sono per Zeki, in un certo senso, anche dei neurologi che studiano le capacità del cervello visivo con tecniche particolari e loro proprie.
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SEMIR ZEKI - Wellcome Laboratory of Neurobiology, University College of London
- Fondatore di un campo di studi che egli stesso ha battezzato neuroestetica – e a cui ha intitolato l’istituto collegato al suo laboratorio londinese da poco creato all’Università di Berkeley – Semir Zeki persegue da circa un ventennio l’obiettivo di stabilire le basi neurobiologiche dell’esperienza estetica. Fellow della Royal Society, Zeki ha prodotto studi fondamentali sui meccanismi neurofisiologici della visione, senza dimenticare che è stato uno dei pionieri nell’applicazione della PET e della fNMR alla caratterizzazione dei processi funzionali correlati alle esperienze cognitive. |
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