| | | LEZIONI SUL METABOLISMO | | | Rassegna stampa: | Dieta e flora intestinale umana: modulazione del rischio di patologia cronica |  |
| Martedì 22-03-2011 Milano Centro Congressi Humanitas
Via Manzoni, 113
Rozzano (MI)
Inizio ore 12:00
Relatore: Kieran M. TUOHY | Group leader of the Nutrition and Nutrigenomics Group, IASMA Research and Innovation Centre - Fondazione Edmund Mach in San Michele all’Adige, Trento - Coordina: Alberto Mantovani - Direttore Scientifico - Istituto Clinico Humanitas - Docente di Patologia Generale - Università degli Studi di Milano. Ingresso libero.
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| | | Dieta e flora intestinale umana: modulazione del rischio di patologia cronica | | Anche se è indubbio che in certi tipi di tumore, come pure nella malattia vascolare coronarica (CVD, coronary vascular disease) il contributo genetico alla loro insorgenza sia notevole, solitamente il rischio di contrarre tali patologie è dominato da fattori ambientali. In questo senso, la dieta e la nutrizione rappresentano fattori importanti nel rischio di patologia cronica e ricoprono un ruolo rilevante nella morbidità e mortalità associate a CVD, cancro, diabete e demenza precoce. Dati epidemiologici suggeriscono che le diete occidentali ad alto contenuto di proteine animali, grassi e zuccheri raffinati aumentano il rischio di incidenza di queste malattie, che si manifestano spesso in associazione a un incremento del grasso corporeo e ad obesità. Gli stessi studi, tuttavia, mettono in evidenza il fatto che diete ricche di alimenti vegetali integrali, fibre alimentari e metaboliti secondari delle piante o polifenoli contribuiscono a prevenire queste patologie.
Perciò, la modulazione dietetica di questi alimenti, di cui è stato verificato l’effetto di riduzione sulle malattie croniche, può produrre benefici reali grazie ad un minor impatto socioeconomico e sulla qualità di vita. Al momento, il microbioma umano costituisce un fattore importante e correggibile nel determinare la salute dell’ospite al punto che recenti studi post-genomici hanno evidenziato come diversi stati patologici - malattie croniche dell’intestino (ad es. malattia infiammatoria intestinale e cancro del colon) e patologie più sistemiche (ad es. allergia, diabete e obesità) - siano caratterizzate proprio da anomalie nella flora intestinale e nel profilo dei suoi metaboliti. Molti studi mostrano che la flora intestinale nell‘individuo sano è costituita principalmente da un microbioma di batteri saccarolitici e da un altro con popolazioni relativamente cospicue di bifidobatteri in aggiunta ad un numero ridotto di batteri patogeni, ad es. certi clostridi e le Enterobatteriacee. In ciascun individuo, la composizione e l'attività metabolica della flora intestinale è fortemente influenzata dall’alimentazione e studi comparativi, tra le diete occidentali moderne e quelle preindustriali o dei cacciatori-raccoglitori, hanno dimostrato che l’occidentalizzazione si associa a una riduzione significativa di componenti alimentari attivi sulla flora intestinale.
Sebbene si sia compreso che la maggior parte dei componenti ritenuti benefici negli alimenti integrali debba interagire con la flora intestinale prima di essere biodisponibile o attiva biologicamente, i loro meccanismi di azione fondamentali non ci sono ancora chiari. Nel corso delle due Lectures italiane, si illustrerà l’impatto sulla flora intestinale della fibra alimentare e degli alimenti integrali quali frutta, verdura e cereali integrali e si forniranno esempi tratti da studi in vitro e in vivo. Si tratterà anche il ruolo della flora intestinale nella gestione del grasso metabolico e l’attività biologica dei composti polifenolici dei vegetali che giungono nel colon nonchè gli importanti cambiamenti prodotti dalla trasformazione microbica della fibra e dei polifenoli vegetali nei processi fisiologici coinvolti nei meccanismi di protezione da patologie croniche. Si descriverà anche come grazie alle tecnologie avanzate di genomica, metagenomica e metabolomica, si sia realizzato un metodo innovativo in grado di misurare a livello sistemico il flusso metabolico umano in risposta all’intervento dietetico. Tali tecnologie promettono di illustrare i meccanismi basilari che collegano gli alimenti benefici o i loro componenti con i parametri misurabili della salute.
È ormai evidente che, a livello regolatorio, nell’UE si concederà il “claim” salutistico solo a quegli alimenti che mostrano un rapporto dose-risposta riproducibile e chiaro su basi statistiche e meccanicistiche, secondo parametri patologici clinicamente riconosciuti (ad es. pressione ematica, profilo lipidico e del colesterolo, livelli di glucosio e insulina nel sangue, infiammazione sistemica e funzione epatica). Ed è pure evidente che il nostro panorama nutrizionale attuale non è allineato alla coevoluzione della nostra flora intestinale, e che questo rapporto squilibrato contribuisce ad accrescere la morbidità e la mortalità dovute alle patologie croniche associate all’alimentazione. Per ristabilire l'equilibrio sarà necessaria una stretta collaborazione tra nutrizionisti, microbiologi, chimici degli alimenti e medici, e a questo scopo si auspicano studi multidisciplinari su vasta scala per contribuire a invertire la tendenza negativa delle patologie associate all’alimentazione.


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