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sabato 9 febbraio 2008 |
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Roma
Casa del Cinema, Piazza Mastroianni villa Borghese, Roma
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inizio
ore 16:00 |
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A cura del bimestrale di scienze Darwin
Introduce e coordina Gilberto Corbellini (Università di Roma)
Mark A. Hanson (University of Southampton), Evolution, development and disease
Andrea Rinaldi (University of Cagliari), Race in genetics and medicine
Claudio Franceschi (University of Bologna), Aging and evolutionary medicine
Lewis Wolpert (University College, London), Evolutionary biology of depression
Gianfranco Peluso (Università di Napoli), The evolutionary aspects of cancer
in collaborazione con il Master di Scienze della Vita nel Giornalismo e nei Rapporti Politico-Istituzionali |
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Per informazioni rivolgersi a:
FONDAZIONE SIGMA-TAU
Viale Shakespeare, 47
00144 Roma
Tel. 06-59.26.443-4-5 06-59.26.600
Fax: 06-59.26.441 |
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DarwinDay 2008 - L'evoluzione della medicina evoluzionistica |
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Perché ci ammaliamo?
A questa ed altre domande risponderanno i ricercatori invitati al DarwinDay del 9 febbraio prossimo, organizzato a Roma dalla Fondazione Sigma-Tau in collaborazione con la rivista darwin e con il Master di Scienze della Vita nel Giornalismo e nei Rapporti Politico-Istituzionali. Il convegno farà il punto sulle ricerche volte a inquadrare l’origine e la natura delle malattie umane dal punto di vista dell’evoluzione biologica. Infatti, la teoria dell’evoluzione consente di spiegare non solo come le specie cambiano nel tempo e si adattano a diversi ambienti, ma anche l’origine delle malattie, in quanto dovute o a naturali imperfezioni biologiche, o a rapporti conflittuali con agenti infettivi o al fatto che i nostri adattamenti alimentari e comportamentali erano funzionali per le bande di cacciatori-raccoglitori del Pleistocene, ma non altrettanto per gli agricoltori o gli impiegati.
Uno dei massimi studiosi di fisiologia dello sviluppo e medicina fetale, Mark Hanson, parlerà di come i processi di sviluppo fetale, a livello soprattutto di maturazione del cervello e della placenta, sono predisposti per consentire al feto di prevedere che cosa troverà fuori dall’utero materno, soprattutto per quanto riguarda la disponibilità di cibo. L’evoluzione biologica ha dotato il feto e la placenta di meccanismi molecolari che regolano lo sviluppo in funzione dell’ambiente. Se la previsione si rivelerà sbagliata, per esempio se l’attesa è di una scarsità e invece c’è abbondanza, la conseguenza sarà una maggiore suscettibilità alle malattie cardiovascolari e metaboliche. In linea generale tutti i processi di sviluppo fisiologico e comportamentale della nostra specie, incluso quello riproduttivo, sono comunque tarati sulle condizioni di vita dei nostri antenati cacciatori-raccoglitori, per cui se da una lato i cambiamenti ambientali e sociali hanno indubbiamente migliorato la qualità della vita, le dissonanze tra la nostra biologia e l’ambiente in cui viviamo danno luogo a nuovi problemi medico-sanitari.
Andrea Rinaldi affronterà il delicato tema della diversa suscettibilità individuale alle stesse malattie, e soprattutto la diversità di risposta a specifici trattamenti in rapporto all’appartenenza a gruppi etnici o a popolazioni di origini geografiche diverse. Le implicazioni di queste differenze dal punto di vista della pratica medica possono essere rilevanti sotto il profilo clinico, come si sta verificando per quanto riguarda il trattamento di alcuni forme di ipertensione, ma sollevano anche il timore che si riaffaccino gli spettri delle discriminazioni razziali.
Le ricerche di Claudio Franceschi sulle basi genetiche e fisiologiche dell’invecchiamento mettono in evidenza che nell’evoluzione della nostra specie non erano ‘previsti’ i cambiamenti demografici avvenuti negli ultimi due secoli: cioè non siamo dotati di una capacità ‘naturale’ di invecchiare in salute. L’invecchiamento e la senescenza dipendono nondimeno dall’attività dei geni che controllano la complessa fisiologia dei meccanismi e dei processi efficiente il nostro organismo proteggendolo da aggressioni esterne e fenomeni degenerativi. Alcuni di noi, più fortunati, sono dotati ereditariamente di combinazioni geniche che fanno invecchiare in salute, anche senza una particolare attenzione agli stili di vita, mentre la maggior parte deve controllare gli stili di vita per ridurre gli effetti stressanti e i danni che innescano complesse risposte fisiologiche da cui deriva una più rapida senescenza del nostro corpo.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità prevede che fra due decenni la depressione sarà la principale causa di disabilità nel mondo, e il biologo Lewis Wolpert illustrerà le diverse ipotesi che tentano di spiegare come mai reazioni di tristezza e di ansia, che sono indubbiamente adattative dal punto di vista evolutivo, nel senso che favoriscono diversi aspetti della socializzazione umana, possono assumere forme patologiche e gravemente debilitanti. E quali sono i fattori ambientali che aumentano il rischio di stati depressivi patologici.
Negli ultimi due decenni l’oncologia ha trovato nel paradigma darwiniano dell’evoluzione adattativa, per selezione, un modello euristico estremamente potente per riorganizzare l’imponente messe di dati sperimentali e clinici. Gianfranco Peluso illustrerà come la straordinaria capacità dei tumori di progredire verso una crescente malignità e capacità invasiva a spese dell’ospite, eludendo non solo le difese dell’organismo ma anche i trattamenti medici, dipenda da meccanismi di natura evolutiva, che entrano in gioco a causa della perdita del controllo genetico sulla replicazione cellulare. Le implicazioni che ne derivano dal punto di vista delle strategie di prevenzione e trattamento del cancro sono di grande rilevanza, e prospettano un cambiamento storico nella filosofia della cura del cancro.
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